25/04/2010

ITALIA BELLA...CIAO

L’arte è tutta la mia vita e come un artista guardo la vita. Come davanti ad un quadro,non mi soffermo all’insieme,non guardo la superficie e non mi basta conoscere il soggetto. Scruto i particolari,gli angoli nascosti,tutti i frammenti che permettono di raggiungere l’armonia dell’opera. Per questo riesco ad apprezzare la bontà di un quadro anche se questo è sottosopra. E’ una capacità fondamentale per non essere beffati dall’apparenza delle cose,della vita,dell’arte. Per questo non mi “quadra” più questo paese. Fino a pochissimo tempo fa ne ero orgoglioso perché non c’è arte e cultura al mondo che può eguagliare quella espressa dall’Italia. Almeno in passato. Studiando l’arte ho colto la grandezza di questo paese. L’arte è una chiave di lettura straordinaria per capire in profondità quello che avevamo e che stiamo smarrendo come gente. Innanzitutto la coscienza di essere, già prima dell’unità, l’espressione di un popolo multietnico,la conseguenza oggettiva di una stratificazione storica di popolazioni diverse,il risultato di continue contaminazioni. Mi fanno ridere i richiami all’ortodossia italiota e non mi meraviglia che tali rivendicazioni provengano da una profonda ignoranza storica. Come non mi meraviglia che un partito triste come la Lega , con i suoi sgherri impresentabili in altri paesi civili, riesca a vivacchiare su principi di odio razziale e di semplicistiche rivendicazioni separatiste. E’ un ulteriore richiamo all’ignoranza,vero nemico di questo paese,che oggi è sdoganata come “ignoranza leggera e legittima” e che tende a spazzare via l’importante eredità culturale che ha retto la dignità d’Italia fino a pochi decenni fa. Gente mediocre ai posti di comando,talenti in fuga,popolino pilotato da slogan razzi-fascisti ed esaltazione della furbizia come virtù. Io che ho la fortuna di fare arte usandola come bussola per comprendere ciò che mi circonda,sono attento alle sfumature,guardo molto alla tavolozza e studio particolarmente la linea. Osservo,discuto,sostanzialmente ascolto e soprattutto leggo. Questo paese sembra sempre di più un abbozzo informe,un embrione congelato, una promessa non mantenuta. E’ un paese che non ha affatto bisogno di quello che ha,di questo suo presente che non genera futuro. E’ un quadro che ritrae personaggi sbagliati,malposti nella composizione e sguaiati nelle forme e nei contenuti. Un’opera mancata di cui non basta il paesaggio. Che forse per fare l’Italia bisognerebbe liberarla dagli italiani?Almeno da questi qui è sicuro.

 

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22/04/2010

INFERI-ORI

17/04/2010

COLPEVOLI DI RACCONTARE LA VERITA'

 

Da Repubblica:

LA LETTERA

"Il premier mi vuole zittire
ma sui clan non tacerò mai"

Lo scrittore: "Assurdo preferire il silenzio, Berlusconi si scusi con le vittime". "Non so se Mondadori è ancora adatta a me" di ROBERTO SAVIANO

Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di "supporto promozionale alle cosche". Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d'Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt'ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un'espressione ancor prima di divenire il nome di un'organizzazione.
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine?

Il ruolo della 'ndrangheta, della camorra, di Cosa nostra è determinato dal suo volume d'affari - cento miliardi di euro all'anno di profitto - un volume d'affari che supera di gran lunga le più granitiche aziende italiane. Questo può non esser detto? Lei stesso ha presentato un dato che parla del sequestro alle mafie per un valore pari a dieci miliardi di euro. Questo significa che sono gli scrittori ad inventare? Ad esagerare? A commettere crimine con la loro parola? Perché? Michele Greco il boss di Cosa Nostra morto in carcere al processo contro di lui si difese dicendo che "era tutta colpa de Il Padrino" se in Sicilia venivano istruiti processi contro la mafia. Nicola Schiavone, il padre dei boss Francesco Schiavone e Walter Schiavone, dinanzi alle telecamere ha ribadito che la camorra era nella testa di chi scriveva di camorra, che il fenomeno era solo legato al crimine di strada e che io stesso ero il vero camorrista che scriveva di queste storie quando raccontava che la camorra era impresa, cemento, rifiuti, politica.



Per i clan che in questi anni si sono visti raccontare, la parola ha rappresentato sempre un affronto perché rendeva di tutti informazioni e comportamenti che volevano restassero di pochi. Perché quando la parola rende cittadinanza universale a quelli che prima erano considerati argomenti particolari, lontani, per pochi, è in quell'istante che sta chiamando un intervento di tutti, un impegno di molti, una decisione che non riguarda più solo addetti ai lavori e cronisti di nera. Le ricordo le parole di Paolo Borsellino in ricordo di Giovanni Falcone pronunciate poco prima che lui stesso fosse ammazzato. "La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere ... non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l'appoggio morale dà al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze".


Il silenzio è ciò che vogliono. Vogliono che tutto si riduca a un problema tra guardie e ladri. Ma non è così. E' mostrando, facendo vedere, che si ha la possibilità di avere un contrasto. Lo stesso Piano Caserta che il suo governo ha attuato è partito perché è stata accesa la luce sull'organizzazione dei casalesi prima nota solo agli addetti ai lavori e a chi subiva i suoi ricatti.

Eppure la sua non è un'accusa nuova. Anche molte personalità del centrosinistra campano, quando uscì il libro, dissero che avevo diffamato il rinascimento napoletano, che mi ero fatto pubblicità, che la mia era semplicemente un'insana voglia di apparire. Quando c'è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l'allarme? Guardando a chi ha pagato con la vita la lotta per la verità, trovo assurdo e sconfortante pensare che il silenzio sia l'unica strada raccomandabile. Eppure, Presidente, avrebbe potuto dire molte cose per dimostrare l'impegno antimafia degli italiani. Avrebbe potuto raccontare che l'Italia è il paese con la migliore legislazione antimafia del mondo. Avrebbe potuto ricordare di come noi italiani offriamo il know-how dell'antimafia a mezzo mondo. Le organizzazioni criminali in questa fase di crisi generalizzata si stanno infiltrando nei sistemi finanziari ed economici dell'occidente e oggi gli esperti italiani vengono chiamati a dare informazioni per aiutare i governi a combattere le organizzazioni criminali di ogni genealogia. E' drammatico - e ne siamo consapevoli in molti - essere etichettati mafiosi ogni volta che un italiano supera i confini della sua terra. Certo che lo è. Ma non è con il silenzio che mostriamo di essere diversi e migliori.

Diffondendo il valore della responsabilità, del coraggio del dire, del valore della denuncia, della forza dell'accusa, possiamo cambiare le cose.


Accusare chi racconta il potere della criminalità organizzata di fare cattiva pubblicità al paese non è un modo per migliorare l'immagine italiana quanto piuttosto per isolare chi lo fa. Raccontare è il modo per innescare il cambiamento. Questa è l'unica strada per dimostrare che siamo il paese di Giovanni Falcone, di Don Peppe Diana, e non il paese di Totò Riina e di Schiavone Sandokan. Credo che nella battaglia antimafia non ci sia una destra o una sinistra con cui stare. Credo semplicemente che ci sia un movimento culturale e morale al quale aspirare. Io continuerò a parlare a tutti, qualunque sarà il credo politico, anche e soprattutto ai suoi elettori, Presidente: molti di loro, credo, saranno rimasti sbigottiti ed indignati dalle sue parole. Chiedo ai suoi elettori, chiedo agli elettori del Pdl di aiutarla a smentire le sue parole. E' l'unico modo per ridare la giusta direzione alla lotta alla mafia. Chiederei di porgere le sue scuse non a me - che ormai ci sono abituato - ma ai parenti delle vittime di tutti coloro che sono caduti raccontando. Io sono un autore che ha pubblicato i suoi libri per Mondadori e Einaudi, entrambe case editrici di proprietà della sua famiglia. Ho sempre pensato che la storia partita da molto lontano della Mondadori fosse pienamente in linea per accettare un tipo di narrazione come la mia, pensavo che avesse gli strumenti per convalidare anche posizioni forti, correnti di pensiero diverse. Dopo le sue parole non so se sarà più così. E non so se lo sarà per tutti gli autori che si sono occupati di mafie esponendo loro stessi e che Mondadori e Einaudi in questi anni hanno pubblicato. La cosa che farò sarà incontrare le persone nella casa editrice che in questi anni hanno lavorato con me, donne e uomini che hanno creduto nelle mie parole e sono riuscite a far arrivare le mie storie al grande pubblico. Persone che hanno spesso dovuto difendersi dall'accusa di essere editor, uffici stampa, dirigenti, "comprati". E che invece fino ad ora hanno svolto un grande lavoro. E' da loro che voglio risposte.


Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo prometto. A voce alta.

17/04/2010

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"Non capisco la sorpresa verso le parole del premier, io sarei rimasto sorpreso se lui si sentisse vicino a Saviano. Trovo rassicurante la distanza che c'è tra questi due uomini."

Mario Gelardi

13:50 Scritto da: artista1969@v in POLITICA | Link permanente | Commenti (5) | Segnala | Tag: berlusconi, mafia, saviano | OKNOtizie |  Facebook

11/04/2010

FATTO PER FATTO

La nascita di un giornale alternativo,senza obblighi verso partiti o poteri forti e quindi senza finanziamenti pubblici,votato a dire le cose come stanno senza patine di convenienza, sembrava un progetto ambizioso e quasi irrealizzabile. L’avventura de Il Fatto Quotidiano è cominciata da un bel po’ e le aspettative non sono state deluse. Ci ha avvertito che Gianni Letta come Angelino Alfano erano indagati mentre l’informazione ufficiale tacitava tali notizie,ha seguito e continua a seguire con attenzione la vicenda di Stefano Cucchi di cui pubblicò immagini devastanti per la coscienza dell’intero paese. Ha avuto il coraggio di titolare in prima pagina un numero recente con “Fate schifo!” indirizzato a quelle bestie di imprenditori che ridevano dei morti aquilani perché “solleticati” dagli eventuali guadagni ricavati dal disastro del terremoto. Il Fatto è un giornale grintoso e a tratti anche violento nelle denunce che pubblica ed è per questo necessario in questi tempi di annacquamento della realtà,di servilismo mediatico,di editoriali del servizio pubblico che servono a chi governa per controllare e gestire il potere. I miei fratelli ed io siamo stati tra coloro che hanno scommesso al buio sull’operazione editoriale. Siamo tra i primissimi abbonati e ne siamo orgogliosi. Non perché il quotidiano è perfetto,perché non lo è ed ha ancora molto da rifinire,ma perché è riuscito con grande carattere ad incidere e smuovere il pattume dell’informazione paludata che affligge il paese da quando un personaggio slanciato verso il basso ha capito dagli insegnamenti piduisti che per reggere le redini del comando bisogna possedere tutti i mezzi di informazione possibili. Lo stesso tizio che,ahimé,è il capo del governo, ha già detto che ,per infilare nelle teste già lobotomizzate dei suoi elettori la necessità del nucleare ,userà strategicamente la televisione. E’ tutto dire.

Per questo e tanti altri motivi,io ed i miei fratelli abbiamo deciso di lasciarci ispirare da questo piccolo grande fenomeno editoriale fino a realizzare un’opera dedicata. Siamo partiti dal simbolo dello “strillone” che primeggia sul frontespizio del giornale e ne abbiamo tratto una sculturina da 35cm che lo rappresenta. Un omaggio ed un incoraggiamento a tutta la redazione de Il Fatto Quotidiano a continuare nella loro impresa,nella tenacia di portare avanti quella volontà di informazione libera di cui la gente onesta e per bene ha necessità. Gli abbiamo incastonato occhi scuri di vetro,così come scuri sono i capelli volendo dare al personaggio delle caratteristiche un po’ meridionali. Perché a noi piace pensare che nello strillone de Il Fatto si nasconda lo spirito urlante dello scugnizzo napoletano.

 

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Ps. Abbiamo chiesto alla redazione de Il Fatto di passare a ritirare il regalo a Napoli non appena possibile. Unica piccola clausola,non vincolante,è che a ritirare il premio sia Marco Travaglio o il direttore Padellaro(magari entrambi),senza nulla togliere ai meriti di tutta la squadra di giornalisti e tecnici. Ci hanno risposto che presto passeranno da noi a ritirare la scultura. Non vediamo l’ora di stringere loro la mano.

 

 

05/04/2010

CLERO E SCLERO

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La chiesa è in grave difficoltà. Le vicende che la inquisiscono (termine paradossale) ne scardinano le fondamenta ed è vano “strappare” i rituali pasquali per manifestare la vicinanza al Papa in oltraggio alle vittime degli scandali di cui lo stesso pontefice si è reso complice. Inutile anche la difesa ottusa di chi,abituato ad ammassare nemici sotto l’etichetta del complotto,non ammette che l’enormità di questi scandali  riguarda non solo alcune mele marce ma l’intero meccanismo che le produce ,suo malgrado, per poi essere costretto a difenderle. Sarebbe doloroso ma necessario per “sua santità” ammettere gli sbagli e cercare per una volta di scendere dal pulpito dell’impunità e rendersi umanamente percepibile. Sarebbe la salvezza per l’intera istituzione ecclesiastica la cui credibilità vacilla. Quello che si sta delineando è un fenomeno di proporzioni gigantesche , non episodico e non per questo infanga i preti che sono innocenti e che prestano la loro opera con sincera fede. E’proprio per rispetto a questi che le gerarchie clericali dovrebbero riconoscere la loro imperfezione nell’aver gestito fenomeni così disgustosi con una condotta deplorevole e omertosa che alla lunga non ha pagato. Il Mea Culpa è contemplato nella religione cattolica. Questi signori possono imparare ad usare l’ammissione di colpa e permettere una giustizia più giusta. Il papa attuale raccoglie una infelice eredità. Prima di lui nessuno ha fatto di meglio,tantomeno è riuscito nei fatti a debellare un crimine biasimato a parole,anche se parole ispirate da “lassù” e declamate nella casa di Dio. In tutto questo letame i bambini sono gli unici a non avere colpe.

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Ps. Dal clero allo sclero il passo è breve. Sclerotiche mi sono apparse le difese aprioristiche di sedicenti crociati che in un mix di ignoranza,odio e disonestà intellettuale si sono espressi sulla questione. Personalmente staccherei la spina della connessione internet a qualche personaggio ammalato di blogghite allo stato terminale che si diletta in anatemi. Basterebbero una decina di minuti di connessione negata per farlo schiumare,più di quanto è solito fare,fino al de-cesso per disidratazione da linea out. Oppure ricambiare gli auguri sperando che non cambi mai,che resti sempre così com’è. Il peggiore dei castighi,per lui.


22:20 Scritto da: artista1969@v in opinioni | Link permanente | Commenti (8) | Segnala | Tag: chiesa, preti, pedofilia, papa | OKNOtizie |  Facebook

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