10/05/2010

MALA/FEDE

11/04/2010

FATTO PER FATTO

La nascita di un giornale alternativo,senza obblighi verso partiti o poteri forti e quindi senza finanziamenti pubblici,votato a dire le cose come stanno senza patine di convenienza, sembrava un progetto ambizioso e quasi irrealizzabile. L’avventura de Il Fatto Quotidiano è cominciata da un bel po’ e le aspettative non sono state deluse. Ci ha avvertito che Gianni Letta come Angelino Alfano erano indagati mentre l’informazione ufficiale tacitava tali notizie,ha seguito e continua a seguire con attenzione la vicenda di Stefano Cucchi di cui pubblicò immagini devastanti per la coscienza dell’intero paese. Ha avuto il coraggio di titolare in prima pagina un numero recente con “Fate schifo!” indirizzato a quelle bestie di imprenditori che ridevano dei morti aquilani perché “solleticati” dagli eventuali guadagni ricavati dal disastro del terremoto. Il Fatto è un giornale grintoso e a tratti anche violento nelle denunce che pubblica ed è per questo necessario in questi tempi di annacquamento della realtà,di servilismo mediatico,di editoriali del servizio pubblico che servono a chi governa per controllare e gestire il potere. I miei fratelli ed io siamo stati tra coloro che hanno scommesso al buio sull’operazione editoriale. Siamo tra i primissimi abbonati e ne siamo orgogliosi. Non perché il quotidiano è perfetto,perché non lo è ed ha ancora molto da rifinire,ma perché è riuscito con grande carattere ad incidere e smuovere il pattume dell’informazione paludata che affligge il paese da quando un personaggio slanciato verso il basso ha capito dagli insegnamenti piduisti che per reggere le redini del comando bisogna possedere tutti i mezzi di informazione possibili. Lo stesso tizio che,ahimé,è il capo del governo, ha già detto che ,per infilare nelle teste già lobotomizzate dei suoi elettori la necessità del nucleare ,userà strategicamente la televisione. E’ tutto dire.

Per questo e tanti altri motivi,io ed i miei fratelli abbiamo deciso di lasciarci ispirare da questo piccolo grande fenomeno editoriale fino a realizzare un’opera dedicata. Siamo partiti dal simbolo dello “strillone” che primeggia sul frontespizio del giornale e ne abbiamo tratto una sculturina da 35cm che lo rappresenta. Un omaggio ed un incoraggiamento a tutta la redazione de Il Fatto Quotidiano a continuare nella loro impresa,nella tenacia di portare avanti quella volontà di informazione libera di cui la gente onesta e per bene ha necessità. Gli abbiamo incastonato occhi scuri di vetro,così come scuri sono i capelli volendo dare al personaggio delle caratteristiche un po’ meridionali. Perché a noi piace pensare che nello strillone de Il Fatto si nasconda lo spirito urlante dello scugnizzo napoletano.

 

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Ps. Abbiamo chiesto alla redazione de Il Fatto di passare a ritirare il regalo a Napoli non appena possibile. Unica piccola clausola,non vincolante,è che a ritirare il premio sia Marco Travaglio o il direttore Padellaro(magari entrambi),senza nulla togliere ai meriti di tutta la squadra di giornalisti e tecnici. Ci hanno risposto che presto passeranno da noi a ritirare la scultura. Non vediamo l’ora di stringere loro la mano.

 

 

15/12/2009

COSE DA PAZZI!

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Nemmeno il tempo di solidarizzare con Silvio Berlusconi la cui maschera di sangue è una vergogna per tutta l’Italia che la caccia ai mandanti, scatenata dai suoi lacchè, ti fa pentire. La lezione è che non si può più catalizzare le campagne elettorali nei bagni di folla perché è fin troppo vero che c’è un clima di odio e di disprezzo mentre è solo una mezza verità che tutto scaturisce dall’antiberlusconismo. Non si può confondere la solidarietà umana con quella politica ma,si sa,i maghi della comunicazione stanno cavalcando l’onda delle responsabilità altrui senza rendersi conto di gettare benzina sul fuoco. Lo stesso Berlusconi,nello stravolgimento del fatto,ha imposto all’autista di fermare la macchina per farsi immortalare come un leone ferito ma non morto(i suoi fans lo hanno di certo visto come eroico mentre a me ha fatto compassione guardare colui che si erge a superman con la faccia spaccata e bagnata dal rosso del sangue,il colore che ci rende tutti uguali)rischiando il peggio perché in tali circostanze le scorte sono obbligate a portare via la vittima sgommando. Ovvio che ha rischiato per se e per gli uomini della sicurezza che nell’occasione hanno sbagliato tutto rendendo percepibile la facilità di attentato che il “bagno di folla” comporta(da precisare che al comizio tanto pubblicizzato c’erano circa 1500 persone e non di più,numero poco lusinghiero quanto facilmente gestibile). L’autore dell’insano gesto è un folle,in cura psichiatrica da diversi anni. Ha improvvisato tutto e forse per questo è sfuggito al controllo,pure se una pattuglia di poliziotti era stata allertata da una segnalazione di alcuni manifestanti. Sottovalutazione e impreparazione. Maroni dovrebbe riconoscere il fallimento interno invece di sbraitare contro le manifestazioni o la rete(Facebook) e la destra tutta dovrebbe smetterla di cogliere ogni occasione per minacciare censure e repressioni delle libertà. Dovrebbe smetterla innanzitutto di costruire ad arte altri bersagli comodi come Di Pietro,Santoro,Travaglio ed i soliti magistrati comunisti. Dovrebbe smetterla questa destra con Berlusconi in testa di minacciare la Costituzione,il Capo dello Stato e gli organi di garanzia perché così farà impazzire gli italiani e già si è visto il risultato. Concludo con la più grande solidarietà a Marco Travaglio ed al suo giornale,puntualmente additato come una delle cause dell’”attentato terroristico”(U.Bossi)subito dal “premier”.

 

Da Il Fatto Quotidiano del 15 dicembre 2009

LO CONFESSO

di Marco Travaglio


Ebbene sì, han ragione Cicchitto, Capezzone e Sallusti, con rispetto parlando. Inutile negare l’evidenza, non ci resta che confessare: i mandanti morali del nuovo caso Moro siamo noi di Annozero e del Fatto, in combutta con la Repubblica e le procure rosse. Come dice Pigi Battista sul Corriere, abbiamo creato “un clima avvelenato”, di “odio politico”, roba da “guerra civile”. Le turbe psichiche che da dieci anni affliggono l’attentatore non devono ingannare: erano dieci anni che il nostro uomo, da noi selezionato con la massima cura (da notare le iniziali M.T.), si fingeva pazzo per preparare il colpo. E la poderosa scorta del premier che si è prodigiosamente spalancata per favorire il lancio del souvenir (come già con il cavalletto in piazza Navona) non è che un plotone di attivisti delle Brigate Il Fatto, colonna milanese Annozero. Siamo stati noi. Abbiamo spacciato per cronaca giudiziaria il racconto dei processi Mills, Mondadori e Dell’Utri, nonché la lettura delle relative sentenze, mentre non era altro che “antiberlusconismo” per aprire la strada ai terroristi annidati nei centri di igiene mentale. Ecco perché non ci siamo dedicati anche noi ai processi di Cogne, Garlasco, Erba e Perugia: per “ridurre l’avversario a bersaglio da annichilire” ( sempre Battista, chiedendo scusa alle signore). Ci siamo pure travestiti da leader del centrodestra e abbiamo preso a delirare all’impazzata. Ricordate Berlusconi che dà dei “coglioni” alla metà degli italiani che non votano per lui, dei “matti antropologicamente diversi dal resto della razza umana” ai magistrati, dei “golpisti” agli ultimi tre presidenti della Repubblica, dei fomentatori di “guerra civile” ai giudici costituzionali e ai pm di Milano e Palermo, dei “criminosi” a Biagi, Santoro e Luttazzi, che minaccia Casini e Follini di “farvi attaccare dalle mie tv” perché “mi avete rotto il cazzo” e invoca “il regicidio” per rovesciare Prodi? Ero io che camminavo in ginocchio sotto mentite spoglie e tre chili di cerone. Poi, già che ero allenato, mi sono ridotto a Brunetta per dire che questa “sinistra di merda ” deve “morire ammazzata”. Ricordate Bossi che annuncia “300 uomini armati dalle valli della Bergamasca”, minaccia di “oliare i kalashnikov” e “drizzare la schiena” a un pm poliomielitico, sventola “fucili e mitra”, organizza bande paramilitari di camicie verdi e ronde padane perché “siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano 300 lire”? Era Santoro che riusciva a stento a coprire il suo accento salernitano con quello varesotto imparato alla scuola di dizione. Ricordate Ignazio La Russa che diceva “d ove t e morire” ai giudici europei anti crocifisso? Era Scalfari opportunamente truccato in costume da Mefistofele. E Sgarbi che su Canale5 chiamava “assassini” i pm di Milano e Palermo e Caselli “mafioso” e “mandante morale dell’omicidio di don Pino Puglisi”? Era Furio Colombo con la parrucca della Carrà. E chi pedinava il giudice Mesiano dopo la sentenza Mondadori per immortalargli i calzini turchesi? Sandro Ruotolo, naturalmente, camuffato sotto le insegne di Canale5. Chi si è introdotto nel sistema informatico di Libero e poi del Giornale di Feltri e Sallusti per accusare falsamente Dino Boffo di essere gay, Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo, Fini di essere un traditore al soldo dei comunisti? Quel diavolo di Peter Gomez. Chi ha seviziato Gianfranco Mascia, animatore dei comitati Boicotta il Biscione? Chi ha polverizzato la villa della vicedirettrice dell’Espresso Chiara Beria dopo una copertina sulla Boccassini? Chi ha spedito a Stefania Ariosto una testa di coniglio mozzata per Natale? Noi, sempre noi. Ora però ci hanno beccati e non ci resta che confessare. Se ci lasciano a piede libero, ci impegniamo a non dire mai più che Berlusconi è un corruttore amico di mafiosi. Lui è come Jessica Rabbit: non è cattivo, è che lo disegnano così.