20/10/2009
BIBLICHE RICORRENZE
"IL POPOLO E' CON ME!"
Barabba
Bruno Tinti
Eletto dal popolo, chi?
20 ottobre 2009
Il Mattino dell’11 ottobre riporta alcune dichiarazioni di Berlusconi, esternate a Benevento nel corso di una delle sue “Feste della libertà”. Qui il presidente del Consiglio ha detto: “Non credo che si possa consentire di rivolgere infamie, improperi, insulti e volgarità ad un premier eletto direttamente dal popolo, bisogna cambiare questa situazione».
Questa storia del premier eletto direttamente dal popolo Berlusconi e i suoi clientes la ripetono ossessivamente ovunque si trovino ad esternare; e dunque in molti luoghi (specie in TV) e molte volte. Così, come oramai avviene in Italia da molto tempo, i cittadini si sono convinti che sia vera, che il “premier” è “eletto dal popolo”. Trattasi di una palla.
Cominciamo dalla legge elettorale, la n. 27 del 21/12/2005, (se la sono scritta loro, dovrebbero conoscerla) che, all’art. 5, dice: “…I partiti o i gruppi politici organizzati tra loro collegati in coalizione che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come unico capo della coalizione.”
Sicché non è il presidente del Consiglio dei Ministri che è eletto direttamente dal popolo ma, a tutto concedere, il Capo della coalizione o del partito. Ma anche quest’affermazione è tutta da rivedere, considerato che ben potrebbe accadere che l’elettore voti un partito o una coalizione solo perché si riconosce nel loro programma; o perché comunque esprime un voto “contro” (è la strategia ben collaudata di Berlusconi): “non voglio assolutamente che i “comunisti” vadano al potere e quindi voto per la destra, anche se, a ben vedere non mi piacciono poi tanto neppure loro …”. Insomma nessuno può escludere che gli elettori della coalizione Forza Italia, An e Lega l’abbiano votata a dispetto del plurinquisito Berlusconi (per non ricordare che uno dei suoi lati, diciamo così, problematici), turandosi il naso pur di attuare il programma in cui credevano. Per esempio il federalismo per la Lega o una destra legalitaria e conservatrice per An.
Capo della coalizione, dunque, e non “premier”. Carica, quest’ultima, che neppure esiste nel nostro ordinamento costituzionale che prevede solo un presidente del Consiglio dei Ministri. E infatti, secondo l’art. 95 della Costituzione, “il Presidente del Consiglio dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività dei ministri”. Insomma una gestione collegiale coordinata, non monocratica ed autoritaria. Sicché, quando Berlusconi si investe della qualifica di premier, si arroga poteri che la Costituzione non gli riconosce e si inventa una carica istituzionale che non esiste.
Ma torniamo all’elezione diretta del popolo. Si è già visto che anche questa è una fantasia. Ma è anche una fantasia incostituzionale. Dice l’art. 92 della Costituzione: “Il governo della Repubblica è composto del presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.”
Dunque è il presidente della Repubblica che ha nominato Berlusconi, non il popolo. E nulla gli avrebbe impedito, se avesse ritenuto che il “Capo della coalizione” indicato dalla maggioranza non presentava quei requisiti di onestà, correttezza, serietà, competenza indispensabili per la carica di presidente del Consiglio dei Ministri, di nominare altro esponente della maggioranza, nel tentativo di ricondurre a ragione la coalizione affinché non fosse portata a tale carica una persona indegna.
E se il tentativo non fosse riuscito e gli fosse stata riproposta la stessa indegna persona, non sarebbe stato il popolo a riproporla ma la fazione da questa persona egemonizzata. Il punto è che Berlusconi non capisce proprio che il sistema costituzionale italiano si fonda sull’equilibrio di poteri. Che non vi è una legittimazione popolare, a seguito della quale l’eletto dal popolo può esercitare un potere assoluto privo di ogni controllo; che, al contrario, il popolo esprime la maggioranza politica che governerà e l’opposizione che ne controllerà l’operato; che il presidente della Repubblica identifica la persona che, autorevolmente (e quindi degnamente) dirigerà il Consiglio dei ministri; che ognuno di questi conserva la sua specifica competenza e responsabilità; che l’azione di governo si esplica secondo le leggi emanate dal Parlamento e sotto il controllo della Corte Costituzionale.
Tutto questo, ai miei tempi, lo sapevano gli studenti delle medie che avevano nel loro programma “Educazione civica”; oggi comunque lo sa qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza. E quello che alla fine è davvero preoccupante non è che Berlusconi invece ne sia del tutto inconsapevole. E’ che egli sembra davvero credere che l’investitura popolare (se ci fosse) renderebbe lecito che il governo di un grande Paese possa essere legittimamente affidato a persona più volte sottoposta a processo penale per falso in bilancio, frode fiscale, corruzione di giudici e testimoni, ritenuto colpevole ma non condannato per prescrizione (e per via di leggi fatte apposta da lui stesso per raggiungere questo risultato).
Quello che è davvero preoccupante è che egli sembra credere che l’investitura popolare autorizzi ogni delitto; il che in effetti è avvenuto, anche recentemente, nelle sanguinose dittature europee del secolo scorso; e che credevamo non sarebbe avvenuto mai più.
da Il Fatto Quotidiano n°24 del 20 ottobre 2009
e dulcis in fundo:
DEPOSIZIONE
10:51 Scritto da: artista1969@v in opinioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: berlusconi, politica, miseria, povera italia, viva totò | OKNOtizie |
Facebook
06/10/2009
PREMIER DA LODARE?
I LODI AL PETTINE
di Marco Travaglio
“Dica dove prende i soldi!”, intimava l’altra sera il commissario capo Maurizio Belpietro a Patrizia D’Addario, di professione escort. E’ la stessa domanda che decine di magistrati (e perfino qualche giornalista, perlopiù straniero) tentano di porre a un signore che svolge mansioni lievemente più pubbliche di quelle della squillo di Palazzo Grazioli. Solo che lui, diversamente da lei, non risponde.
In una memorabile vignetta di Altan, un tizio gli chiede perché non risponda alle dieci domande di Repubblica e lui sbotta: “Ma perché non posso, cazzo!”.
Ecco, lui non può. Mai. Non può a proposito di minorenni e prostitute. Non può, a maggior ragione, sulla provenienza dei suoi capitali. Nessuno ha mai saputo chi si nascondesse dietro la sua prima società, Edilnord Sas, nata nel 1963 con due soci accomandanti: il banchiere Carlo Rasini e il commercialista svizzero Carlo Rezzonico (in rappresentanza della misteriosa finanziaria luganese Finanzierungesellshaft fur Residenzen Ag).
Stessa scena nel ‘73, quando fondò la Italcantieri Srl grazie ad altre due misteriose fiduciarie ticinesi, la Cofigen e la Eti AG Holding. Nessuna risposta, motivi di privacy. I giudici di Palermo hanno accertato che, fra il 1975 e l’83, mentre venivano su la P2, Milano2, Canale5, Rete4 e Italia1, misteriosi benefattori gli versavano l’equivalente di 300 milioni di euro, parte in contanti, per ricapitalizzare la quarantina di finanziarie (Italiana1,2,3 ecc) che controllavano la Fininvest. Secondo un finanziare amico di Dell’Utri, Filippo Alberto Rapisarda, e alcuni mafiosi pentiti, quelli erano soldi investiti dal boss Stefano Bontate nei cantieri e nelle tv.
“La Padania”, quando la Lega era una cosa seria, chiese lumi con dieci domande un tantino più suggestive di quelle di Repubblica: “Berlusconi rispondi: sei un mafioso?”, cose così. Poi Bossi tornò all’Ovile delle Libertà e dall’archivio online della Padania scomparvero intere prime pagine: quelle.
Nel 2002 il Tribunale di Palermo che stava processando Dell’Utri per mafia andò in processione a Palazzo Chigi per interrogare Berlusconi e porgli la fatidica domanda: Cavaliere, chi le ha dato i soldi? Lui si avvalse della facoltà di non rispondere. “Perché non posso, cazzo!”.
Intanto si scopriva che aveva pure accumulato 1500 miliardi di lire di fondi neri su 64 società off-shore, ma lui mandò in prescrizione il reato con l’apposita riforma del falso in bilancio. Ora deve rispondere al Tribunale di Milano di aver intascato 170 milioni di dollari dalle casse delle sue società offshore, sottraendo al fisco
almeno 130 miliardi di lire: anzi dovrebbe, perché è coperto dal lodo Al Nano.
Almeno fino a oggi. Purtroppo il lodo non copre gli effetti civilistici della sentenza comprata per ribaltare l’altro lodo, il Mondadori, così il pover’uomo dovrà restituire 750 milioni che si era messo in tasca inavvertitamente. Tutti i lodi, prima o poi, vengono al pettine. Lui infatti è “allibito” per l’“enormità giuridica”. Anche perché stavolta deve sborsare lui: nemmeno un Previti o un Tarantini che paghi al posto suo. Trombettieri e house organ, da Libero al Giornale, delirano di “giustizia a orologeria”, senza peraltro precisare in quali giorni dell’anno i giudici possono permettersi di sentenziare senza arrecare troppo disturbo, ed eventualmente da che ora a che ora. Sono troppo impegnati a indagare sulle sardanapalesche fortune di Patrizia D’Addar io. Ecco, lei ha il dovere di rispondere.
Mica è presidente del Consiglio.
Da Il Fatto Quotidiano del 6 ottobre 2009
10:50 Scritto da: artista1969@v in POLITICA | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: berlusconi, travaglio, politica, miseria, povera italia, viva totò | OKNOtizie |
Facebook
25/09/2009
EROICA VERITA'
Da Repubblica.it:
Davanti alla seconda sezione penale della Corte d'Appello di Palermo
requisitoria del Procuratore generale nel processo a carico del senatore di Forza Italia
Dell'Utri e lo stalliere di Berlusconi
Il Pg: "Mangano ad Arcore per i boss"
"Di cavalli e coltivazioni non sapeva nulla: ma se guardiamo i suoi precedenti penali gli interessi che coltivava erano di tutt'altra natura rispetto a quelli agricoli"
PALERMO - "Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza". Così il Procuratore generale Antonino Gatto entra subito nel vivo della requisitoria del processo di secondo grado in cui il senatore Marcello dell'Utri (Pdl) è imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il parlamentare è stato condannato in primo grado a nove anni di carcere.
Stamani davanti alla seconda sezione della Corte di appello di Palermo, Gatto parla prima di tutto di Vittorio Mangano, morto alcuni anni fa, condannato nell'ambito di un processo di mafia. L'uomo per alcuni anni aveva svolto il ruolo di stalliere ad Arcore, la tenuta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Era stato lo stesso Dell'Utri a farlo assumere. Una scelta, secondo il magistrato, non legata a interessi agricoli, ma alla necessità, che all'epoca avevano tanti imprenditori, tra i quali lo stesso Berlusconi, di "proteggersi" dal pericolo di sequestri.
"Ma davvero - si chiede il Pg - non fu possibile trovare in Brianza persone capaci di sovrintendere alla tenuta di Arcore? Davvero dall'estremo nord ci si dovette spostare a Palermo per trovare una persona che non conosceva la zona e le coltivazioni brianzole?". "In realtà - prosegue Gatto - non solo Mangano di cavalli e di coltivazioni non sapeva nulla: ma se guardiamo i suoi numerosissimi precedenti penali, gli interessi che coltivava erano di tutt'altra natura rispetto a quelli agricoli".
"Nelle dichiarazioni spontanee rese il 29 novembre del 2004 - dice il Pg - fu Dell'Utri a dire che in realtà Mangano si interessava di cani e non di cavalli. Non si vede quale sarebbe stato dunque il suo contributo alla cura di animali che Berlusconi voleva allevare nella tenuta appena acquistata".
Il senatore non è presente in aula. Ad ascoltare l'atto d'accusa del Pg ci sono i suoi difensori, gli avvocati Nino Mormino, Giuseppe Di Peri e Pietro Federico.
(25 settembre 2009)
E per completezza:
22:33 Scritto da: artista1969@v in POLITICA | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: berlusconi, mangano, dell'utri, mafia, miseria, povera italia, viva totò | OKNOtizie |
Facebook













